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Charles Péguy, poeta dell’«avvenimento»

Si è tenuta sabato pomeriggio la presentazione della mostra “Storia di un’anima carnale. Charles Péguy a cento anni dalla morte”, organizzata dalle scuole paritarie San Giuseppe e dalla Scuola di Cultura Cattolica di Bassano. A spiegare il motivo dell’esposizione, presentata per la prima volta al Meeting di Rimini del 2014, c’era il curatore Pigi Colognesi.

“Péguy è un poeta che interessa poco – ha esordito Colognesi – al punto che lo scorso anno, nel centenario della sua morte, in Francia non è successo nulla”. Il motivo, ha spiegato, è legato al fatto che il poeta francese è sempre stato un personaggio scomodo per la sua “intelligenza profetica” e per aver colto problematiche del suo e del nostro tempo: Péguy pone ai suoi contemporanei (e a noi oggi) “questioni da cui non è facile scappare”. Egli odiava i sistemi di pensiero perché la vita non è un sistema, i rapporti non sono “un sistema bello e fatto”. La vita, le relazioni, l’umanità sono un’esperienza che cambia e che non può essere “ingabbiata” in un sistema.

Per iniziare a conoscere Péguy è indispensabile capire il concetto attorno al quale ruota la produzione e l’attività editoriale dell’autore francese, ossia il concetto di “avvenimento” come di qualcosa che accade nella propria vita, che è imprevisto, imprevedibile e che non siamo noi a decidere. Lo definiva come una “irruzione del nuovo, che rompe gli ingranaggi, che mette in moto un processo”. Il giusto atteggiamento dell’uomo di fronte a un avvenimento, secondo Péguy, non è “piegarlo alle idee che ci siamo già fatti”, ma “ubbidire”, perché la storia – come ha spiegato in un’intervista il filosofo Alain Finkielkraut – “non si lascia condurre a colpi di bastone”.

Il percorso di vita del poeta francese, la spiegato il curatore della mostra, è quello di una persona con pochi spunti biografici (tranne il suo ingresso all’École Normale Supérieure, poi abbandonata, in cui si formava la classe dirigente francese e la sua morte sul fronte nel primo giorno di controffensiva sulla Marna), che vive la sua infanzia in una famiglia nella quale impara una fede semplice, che abbandonerà ai tempi degli studi perché “non era in grado di rispondere alle domande della cultura più alta, del positivismo imperante in quel tempo”. Péguy matura nel tempo l’idea che “nessuno deve essere lasciato fuori dalla possibilità di diventare un uomo pieno”, chiama “città armoniosa” questo luogo ideale nel quale “nessuno è escluso” e individua nel socialismo lo strumento per costruire questa “città armoniosa”. Uno dei suoi principali obiettivi polemici è poi la fede cristiana, contro la quale lotta per una forma di ribellione all’idea di inferno, che per lui rappresenta una delle più alte forme di esclusione. La differenza di Péguy, tuttavia, è che il suo atteggiamento non è ideologico, ma è legato ad un impeto sincero e da una volontà forte di lottare per la verità. Per questo fonda un giornale con la volontà di iniziare a fare una educazione alla verità partendo dai giovani. La sua esperienza lo porta presto a scontrarsi con il sistema politico socialista e con il mondo culturale a lui contemporaneo e lo rende ben presto un uomo solo.

Péguy, ha spiegato Colognesi, individua “dov’è il fondo marcio del pensiero e dell’uomo moderno: non si lascia interrogare da quello che accade, ma applica alla realtà i pensieri che ha già in testa”. Il poeta lotta contro un mondo “che riduce tutto a meccanismo e in cui scompare il fattore umano”.

Nella sua solitudine, si ritrova come in un Getsemani, sarà in questa situazione di disperazione che il poeta ritrova la fede cristiana. “Di fronte a tutta la distruzione del mondo moderno – ha commentato Colognesi – Péguy ritrova la linfa nel catechismo che aveva imparato da piccolo”. Ritrova il cristianesimo, come lui stesso spiegherà nei suoi scritti, “non convertendosi e rinnegando il passato, ma andando fino in fondo nel suo cammino di vita”. Per Péguy “il cristianesimo rappresenta un inveramento, un compimento dei suoi ideali”, e realizza che (contrariamente a quanto pensavo da ragazzo), il cristianesimo riguarda la vita”.